La genesi de "La bidella che sapeva troppo": perché ho scelto di scrivere, e perché con un altro nome



Chi mi segue da un po' lo sa: sono La Bidella Ribelle, ma non sono nata così. Sono nata, molto più semplicemente, come collaboratrice scolastica, uno di quei mestieri che tutti conoscono di vista e che quasi nessuno racconta davvero.

Il nome "La Bidella Ribelle" nasce da un contrasto che mi ha sempre fatto sorridere: bidella, parola che porta con sé un'idea di umiltà, di lavoro silenzioso e defilato, e ribelle, che invece si oppone, alza la voce, non sta al suo posto. Ho scelto di essere entrambe le cose insieme, e ho scelto uno pseudonimo perché mi serviva un personaggio distinto da me: qualcuno che potesse raccontare le cose con più libertà di quanta ne avrei avuta parlando in prima persona con nome e cognome.

Ma la vera domanda, quella che mi fanno più spesso, è un'altra: quando è nata l'idea di scrivere un libro?

La verità è che non c'è stato un solo momento, ce ne sono stati diversi, sparsi lungo anni di lavoro.

C'era il momento delle assurdità quotidiane: quelle scene che vedevo ripetersi, uguali a loro stesse, anno dopo anno, istituto dopo istituto, e che mi facevano pensare "questa, prima o poi, la devo scrivere da qualche parte".

C'era il momento in cui ho capito cosa fosse davvero il nonnismo tra colleghe: non solo un fastidio passeggero, ma un meccanismo vero, con le sue dinamiche e i suoi silenzi, che meritava di essere raccontato, non solo subito.

C'era il momento del semplice divertimento: certe scenette, certi personaggi che sembravano usciti da una sceneggiatura, e che invece erano solo lunedì mattina come tanti altri.

E poi c'era, forse più di tutto il resto, il momento della discrepanza. Quella tra il lavoro fatto, le responsabilità prese sulle spalle giorno dopo giorno, e lo stipendio che arrivava a fine mese. Un divario che, a un certo punto, non potevo più solo osservare in silenzio: dovevo scriverlo.

Da questi momenti, messi insieme, è nato "La bidella che sapeva troppo, Cronache dissacranti di una collaboratrice scolastica", disponibile su Amazon in ebook e cartaceo.

Non è un saggio, non è una denuncia in senso stretto. È un racconto che prova a tenere insieme l'ironia e la verità, perché a volte è proprio ridendo che si dicono le cose più serie.

A presto,
La Bidella Ribelle

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